Un episodio avvolto nell’enigma: nel 1926 la grande autrice scomparve per quasi due settimane, lasciando un alone di domande che ancora affascina lettori e studiosi.
La vita di Agatha Christie, la celebre regina del giallo, è stata costellata di successi letterari, ma anche di un episodio che ha alimentato per decenni il mito attorno alla sua figura. Nel dicembre del 1926, la scrittrice scomparve per undici giorni, lasciando familiari, investigatori e lettori in uno stato di profonda confusione e curiosità.

In quei giorni, Christie affidò sua figlia alla sorella e partì all’improvviso con la sua auto, una piccola valigia, una foto della figlia e una somma ingente di denaro. La mattina successiva, la vettura fu ritrovata abbandonata in una cava di gesso, con i fari ancora accesi e nessuna traccia di colluttazione o incidente. Da quel momento si scatenarono immediate ricerche e speculazioni, mentre la polizia diffondeva i dettagli fisici della donna per aiutare chiunque potesse averla vista.
Cosa accadde nelle indagini
Il marito venne presto coinvolto nelle indagini: ammise di aver avuto una discussione con lei nei giorni precedenti, dopo averle confessato di volere lasciare il matrimonio per una relazione con un’altra donna. Questo fatto spinse molti a ipotizzare scenari estremi, compresa la possibilità che fosse stata vittima di un crimine. Intere regioni furono battute alla ricerca della scrittrice scomparsa, e perfino figure famose dell’epoca si prestarono a soluzioni alternative per risolvere il mistero.
Quando fu ritrovata, la Christie si trovava a circa 350 chilometri di distanza, in un hotel termale dello Yorkshire, registrata con un nome falso. Alla domanda su quanto fosse accaduto, raccontò di non ricordare nulla: affermò di essere stata vittima di amnesia e di non riuscire a spiegare il motivo della sua lontananza da casa. Nelle ore successive emerse la versione secondo cui Christie aveva vissuto un periodo di forte sofferenza psicologica, segnato da stress, tradimento e perdita, che l’avrebbe portata a un’esperienza di fuga dalla realtà.
Quel periodo di smarrimento, avvolto nel mistero e nelle interpretazioni più varie, contribuì a cementare l’aura leggendaria dell’autrice. Oggi, a distanza di quasi un secolo, quegli undici giorni continuano a suscitare fascino e interpretazioni differenti: per alcuni un gesto calcolato, per altri un crollo emotivo reale, ma per tutti un capitolo della sua storia che rimane uno degli enigmi più intriganti dell’universo letterario del Novecento.